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Bepi D'Amato - clarinetto

 

Tony Pancella - piano

Bepi D’Amato e Tony Pancella suonano insieme da più di quaranta anni, me è relativamente recente il progetto del duo clarinetto-pianoforte, denominato “Duke, Monk & vice-versa”, che ha debuttato ufficialmente a Pescara Jazz 2014. I due musicisti si sono proposti di accostare, comparare, coniugare, intersecare le composizioni di due geni del Jazz, Duke Ellington e Thelonious Monk, così diversi eppure così vicini ed egualmente importanti per la storia del Jazz, con un occhio di riguardo per Billy Strayhorn. L’organico del duo è stato scelto per dare il massimo risalto all’interplay ed alla libertà negli arrangiamenti, accuratamente stabiliti eppure spesso estemporaneamente rielaborati, e per poter disporre di varie sonorità, a tratti cameristiche, a tratti belluine, ma sempre radicate nella tradizione più profonda della Musica Afro-Americana di Duke e di Monk.
Dopo il debutto a Pescara Jazz 2014 e numerosi concerti nei Jazz club più prestigiosi in Italia, D’Amato e Pancella hanno suonato presso i Musei Vaticani nel 2015, presso l’Istituto Italiano di Cultura ad Istambul nel 2016,  per l’Associazione “La Verdi” di Milano e presso il Conservatorio di Musica di Cesena nel 2017, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba, l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, il Brisbane Jazz Club ed in Israele nel 2018.

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Duke Ellington e Thelonious Monk. Due universi distinti, fortemente peculiari. Mondi inconfondibili, che si reggono su regole proprie, talmente personali che chi prova a imitarli scivola nella parodia. E se questi due artisti non fossero che due facce di una stessa medaglia?
In fondo il pianismo di Monk discende da quello di Ellington: tocco percussivo, esaltazione della dissonanza, approccio più ritmico che melodico, distribuzione non ortodossa dei registri sulla tastiera. Un’idea di musica che è anzitutto colore, suono e silenzio prima ancora che melodia o armonia. E temi che sono come racconti a sorpresa, che dribblano le soluzioni scontate per aprire nuovi varchi, sentieri a tratti tortuosi ma più freschi e avvincenti.
A sentire il modo in cui Bepi D’Amato e Tony Pancella suonano Ellington e Monk- e a volte citano, fugacemente, l’uno tra le pieghe dell’altro - sembra davvero di trovarsi davanti a due compositori intercambiabili: Come Sunday potrebbe essere uscita dalla penna del compositore di Ask Me Now e I Mean You da chi ha concepito It Don’t Mean a Thing.
Perché quando a interpretare queste pagine ci sono due musicisti dalla cultura vasta e dall’eleganza infallibile ecco che le differenze diventano somiglianze. Ma non per effetto dell’uniformità; al contrario: è come se il clarinettista e il pianista sciogliessero nel linguaggio più ampio del jazz le spigolose singolarità dei due compositori, illuminandone i legami con la tradizione, le ramificazioni in altri stili, la fecondità delle intuizioni verso il futuro. Sotto le loro dita si coglie l’enorme contributo che Ellington e Monk hanno dato al jazz, e si capisce come il jazz ha accolto, trasformato e rielaborato quelle idee, finché non sono diventate patrimonio di tutti: luce e colori del racconto tematico, ricchezza armonica, swing e apertura interpretativa (si veda su tutte l’inconsueta Bright Mississippi per solo clarinetto).
Last but not least, questo disco regala il gusto di ascoltare due grandi musicisti che si divertono, perché la musica da cui partono è ricca di humour, pathos, attaccamento alla vita, piacere. L’interpretazione creativa come godimento dell’intelligenza, o intelligenza del godimento, fate voi. Basta ascoltare e partecipare con Bepi D’Amato e Tony Pancella al genio di Ellington e Monk.

Stefano Zenni

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