GIORGIO CÚSCITO
BIOGRAFIA
Pianista, sassofonista, vibrafonista, arrangiatore e compositore, tra i massimi esponenti italiani del pianismo jazz mainstream e tradizionale; ha partecipato a decine di festival e migliaia di concerti di rilevanza nazionale ed internazionale ed tra i più attivi musicisti della scena romana.
Ha collaborato, tra gli altri, con Luigi Toth, Francesco Forti, Carlo Loffredo, Lino Patruno, Fabiano "Red" Pellini, Peanuts Hucko, Dick e Carol Sudhalter, Dan Barrett, Tom Baker, Cynthia Sawyer, Oscar Klein, Wendell Brunious, Sammy Rimington per quanto riguarda il jazz tradizionale, mentre le collaborazioni mainstream annoverano i nomi non meno prestigiosi di Marcello Rosa, Dino Piana, Tony Scott, Bucky Pizzarelli, Bill Watrous, Kenny Davern, Bob Wilber, Gianni Sanjust, Bepi D'amato, Cicci Santucci, Luca Velotti...
In ambito extra jazzistico ha suonato con Peter Van Wood, Fred Bongusto, Renzo Arbore, Gigi Proietti.
In ambito d'avanguardia, ha fatto parte dell'orchestra di Paolo Damiani.
Attualmente leader di un proprio trio (con Guido Giacomini e Alfredo Romeo), del "Lady Project" sulla musica di Lester Young e co-leader con Pellini della "Golden Section", e si esibisce anche come sassofonista con i Blues Willies; co-leader con Andrea Pedroni del progetto "Duellin' Tenors!!! - Joe Maranzano Vs. Baby Face!!!"; collabora stabilmente con i cantanti Max Paiella e Antonella Aprea.
Già insegnante presso prestigiose scuole di musica capitoline (Officine Musicali Garbatella, Donna Olimpia, Università Della Musica), nonchè autore di "Archivio Del Jazz" per Radiotre, svolge oggi una intensa attività di insegnamento privato, di produzione di musica per sonorizzazioni, e di formazione presso aziende leader a livello internazionale, esportando pionieristicamente il jazz e la sua filosofia nel mondo del lavoro.
PROGETTI
Giorgio Cùscito "Exotica"
Giorgio Cùscito - piano, vibes
Guido Giacomini - double bass
Alfredo "Alfa" Romeo - drums
Carlo Colombo - bongos & congas
Guests:
Angelo Berardi - violin on "Quiet Village"
Mieko Matsushita - ukulele on "Love Me Tender"
Avrà senso dell'ironia, Giorgio Cuscito. Saprà divertirsi un mondo a ripercorrere suoni di "cartapesta hollywoodiana turistica" stile Les Baxter, ma di certo sa piazzare bene le mani tra i fogli sparsi di un genere, l'exotica, suadente e patinato quanto impregnato di sano colonialismo culturale.
Da quando Baxter prima (Ritual of the Savage - Le Sacre du Sauvage - 1952) e Martin Denny dopo (Exotica - 1957) ne hanno codificato suono (con tanti saluti alle tradizioni dei nativi di Polinesia, Melanesia e Hawaii) e strumenti (conga, bongo, vibes e gong), il genere ha vissuto risultati altalenanti.
L'evocazione è forte: anni '50, film d'avventura, mondi inesplorati, cannibali in agguato e bestie feroci. Poi bellezze "esotiche" tutte foglie di fico e sgargianti collane di fiori, e aromi indimenticabili: questo era lo stereotipo di uno stile.
Ancor prima, "A Night in Tunisia" di Dizzy Gillespie, "Caravan" di Duke Ellington, tutto il movimento dell'afro-cuban jazz (se ci volete mettere il Bolero di Ravel, fate pure) avevano indicato il percorso. Quella dell'exotica è una via annacquata, però, dai tanti musicisti che "depredavano" melodie ancestrali per abbellire i loro cocktail party così come con le teste mozzate, in bella vista, di tigri e coccodrilli.
Forse è in questo contesto che bisogna leggere il tentativo, a tratti anche divertito, di Cuscito di rievocare l'exotica. Il colpo delicato di ukulele a cui affida l'intro di "Love Me Tender" è ironia timbrica d'alta classe così come gli accordi ondeggianti con i quali prosegue questa rilettura ispirata.
La sua non è una rielaborazione cacofonica né nostalgica di luoghi fin troppo comuni ("Quiet Village"). "New Rumba" è un esempio di riuscito interplay in cui la classe e la bravura evitano le trappole del déjà vu.
Il musicista ci mette anche del suo e almeno in un caso ne esce fuori un'indovinata "Cat Race," in salsa reggae, di tutto rilievo.
di Michele Chisena
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